Soft Currency Economics, italieraz (osoa)

Sarrera:

(https://twitter.com/wbmosler/status/1316175720557748224)

Warren B. Mosler #MMT@wbmosler

@Daniel_VonAhlen

erabiltzaileari erantzuten

Scholars have poured over all that I’ve written over there last 28 years beginning with “Soft Currency Economics” and at best found a few typos I’ve subsequently corrected.

2020 urr. 14

Segida:

Soft Currency Economics. Dove tutto ebbe inizio

Soft Currency Economics

Soft Currency Economics – Warren B. Mosler1

Soft Currency Economics – Warren B. Mosler

Soft Currency Economics È la MMT, così amano ripetere alcuni nostri referenti economici. È così.

Il primo paper accademico di Warren Mosler vede la luce nel 1995, quando l’allora finanziere d’alto rango e gestore di hedge fund incentrati sui titoli di Stato inizia ad esporre la sua personale comprensione del sistema monetario. Una visione maturata nel corso dell’esperienza pluridecennale, non accademica ma sul campo, tra i grandi protagonisti del mondo finanziario, che nel 1992 gli permette di “chiudere il cerchio” e gettare finalmente luce su uno dei concetti fondamentali, eppure meno compresi, della teoria economica: la valuta.

E nel farlo introduce l’elemento teorico cardine della MMT (o meglio ancora della Mosler Economics), che la distingue da ogni altra scuola di pensiero economico preesistente e non permette di ricondurla a semplice “rivisitazione” di elementi già noti: la valuta come monopolio pubblico2. Un concetto assolutamente originale nella sua semplicità, l’applicazione di un’analisi in apparenza quasi banale, qual è quella del monopolio, a un oggetto che non sembrerebbe centrarvi nulla. Ma che permette finalmente di descrivere in maniera chiara e accurata i meccanismi più intimi di un sistema monetario, come le profonde conseguenze dell’adozione della moneta fiat, il ruolo dei titoli di Stato, la dinamica delle riserve, il funzionamento del sistema bancario. E di scardinare dalle fondamenta alcuni evergreen del dibattito economico come il moltiplicatore monetario, la monetizzazione del debito o le nefaste conseguenze del deficit e del debito pubblici.

C’è dell’altro. Grazie a questa nuova comprensione è finalmente possibile ricondurre la disoccupazione alla sua origine effettiva e l’autore inizia a delineare un programma, poi esposto in dettaglio in pubblicazioni seguenti, che come una chimera riesce a conciliare l’inconciliabile: la piena occupazione e la tanto acclamata stabilità dei prezzi.

È opportuno sottolineare che Soft Currency si dedica a descrivere propriamente il sistema monetario in essere negli Stati Uniti d’America, ma le stesse dinamiche essenziali si possono riconoscere, con solo piccoli aggiustamenti, in tutti i sistemi monetari moderni che fanno uso di moneta fiat. Un’estensione di quei concetti ci permette poi di comprendere anche altri sistemi monetari, ormai superati o semplicemente meno diffusi, quali il gold standard o i currency board.

Quello che vi offriamo è il frutto di un progetto di traduzione lungo e impegnativo, iniziato alcuni anni fa e che solo ora ci sentiamo di rendere pubblico. A questo lavoro abbiamo voluto dedicare un’attenzione particolare non solo per l’importanza che riveste l’opera, ma anche per la natura tecnica e il suo linguaggio quasi “ermetico”, a tratti distante dalla divulgazione e proprio in fondo dell’uomo d’affari, che rende ostico afferrare il pieno significato di alcuni passaggi e ancor più renderlo in una lingua diversa dall’originale.

Proprio perché ogni passaggio merita la giusta attenzione, a partire dall’8 maggio lo stiamo pubblicando a puntate (quasi) settimanali, in un percorso di lettura che saprà offrire un adeguato ritorno all’impegno che lo studio richiede.

Abbiamo scelto di offrirvi per primi la versione più recente dell’opera, nota come Soft Currency Economics II e data alle stampe nel 2012, che, rispetto all’originale, oltre ad alcune piccole correzioni, si differenzia particolarmente per l’ordine con cui i concetti vengono presentati al lettore. In aggiunta comprende un ricordo personale di Mosler (l’“Intuizione Italiana”) che, sin dal principio, collega indissolubilmente la MMT all’Italia, e un discorso che l’autore tenne a Roma nel 2012 ad una conferenza sul debito pubblico alla presenza di Mario Draghi.

Aurkibidea3

1 . Soft Currency Economics, italieraz (1): intuizio italiarra

2. Soft Currency Economics, italieraz (2)

3. Soft Currency Economics, italieraz (3)

4. Soft Currency Economics, italieraz (4)

5. Soft Currency Economics, italieraz (5)

6. Soft Currency Economics, italieraz (6)

7. Soft Currency Economics, italieraz (7)

8. Soft Currency Economics, italieraz (8)

9. Soft Currency Economics, italieraz (9)

10. Soft Currency Economics, italieraz (10)

11. Soft Currency Economics, italieraz (11)

12. Soft Currency Economics, italieraz (12)

13. Soft Currency Economics, italieraz (13)

14. Soft Currency Economics, italieraz (14)

15. Soft Currency Economics, italieraz (15)

16. Soft Currency Economics, italieraz (16)

17. Soft Currency Economics, italieraz (17)

18. Soft Currency Economics, italieraz (18)

19. Soft Currency Economics, italieraz (19)

20. Soft Currency Economics, italieraz (20)

21. Soft Currency Economics, italieraz (21)

22. Soft Currency Economics, italieraz (22)

23. Soft Currency Economics, italieraz (23)

24. Soft Currency Economics, italieraz (24)

25. Soft Currency Economics, italieraz (25)

26. Warren Mosler-ek defizit publikoaz, italieraz 

27. Warren Mosler-ek defizit publikoaz, italieraz (2)

Bibliografia

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  • Timberlake, Richard H., “Institutional Evolution of Federal Reserve Hegemony”, Cato Journal, Vol. 5, No. 3 (Winter 1986).

Originale pubblicato nel 1995, Revisione pubblicata nel 2012

Traduzione a cura di Andrea Sorrentino, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo e Daniele Basciu


3  Sommario

i. L’Intuizione Italiana

1. Soft Currency Economics

2. Dichiarazione d’intenti

3. Moneta fiat

4. Il mito del moltiplicatore monetario

5. Il mito della monetizzazione del debito

6. In che modo la scelta dell’obiettivo per i fondi federali rientra nella politica monetaria generale

7. I meccanismi della spesa federale

8. Spesa, indebitamento e debito del Governo federale, L’Interest Rate Maintenance Account (IRMA)

9. Opzioni di politica fiscale

10. Lo standard aureo come riferimento per le riserve bancarie

11. La riserva obbligatoria: storia, logica e prassi corrente

12. Lo sportello di sconto: storia e funzionamento

13. Mancato rispetto dei parametri di riserva obbligatoria – Il mercato dei fondi della Fed

14. Il mercato dei Repurchase Agreement – Matched Sales Purchases 

15. La Fed nel mercato dei Repo

16. Il controllo del tasso sui fondi federali

17. Ulteriore discussione sulla rigidità

18. Lead Accounting – Approfondimento sul motivo per cui il Lead Accounting è inattuabile: rigidità della domanda di prestiti

19. Che succede se nessuno compra il debito? – In che modo il Governo spende e contrae prestiti senza che questo causi iperinflazione

20. Piena occupazione E stabilità dei prezzi

21. Tassazione

22. Commercio estero

23. Inflazione versus aumento dei prezzi

24. Conclusioni

25. Mosler alla conferenza “Debito Pubblico: Strumento di sviluppo sociale o freno alla crescita?” – Roma, ottobre 2012 (1ª parte)

26. Mosler alla conferenza “Debito Pubblico: Strumento di sviluppo sociale o freno alla crescita?” – Roma, ottobre 2012 (2ª parte)

Iruzkinak (3)

  • joseba

    Espainierazko bertsio osoa:

    (Falta dena gehituko da argitaratu orduan)

    La economía de la divisa blanda (Soft Currency Economics)
    La economía de la divisa blanda – Prefacio
    (http://www.redmmt.es/le-economia-de-la-divisa-blanda-prefacio/)
    18 de diciembre de 2020

    Escrito por Warren Mosler

    La Economía de la divisa blanda (Soft Currency Economics) fue primeramente publicado después de que el autor, Warren Mosler, fundador de Illinois Income Investors (que posteriormente alcanzó el tercer puesto en la clasificación de grupos de inversión), inició una Epifanía Italiana en Roma en 1992.
    Se reunió con el profesor Luigi Spaventa, gobernador oficial del Tesoro Italiano, para discutir porque los bonos del gobierno italiano se comercializaban con un pronunciado descuento respecto el bono empresarial italiano. Por entonces, el descuento existía porque la percepción fue que era más probable que Italia, no el compuesto de corporaciones italianas, incurriera en impago de su deuda. Aquello era contrario a la visión de Mosler sobre la moneda fiduciaria. Él estaba convencido que el soberano nunca podría fallar los pagos de su deuda denominada en su propia moneda, a menos que fuera su propia decisión.
    Mosler logró que Spaventa validara y confirmara su pensamiento que el precio de mercado era erróneo. Esto llevó a muy exitosas transacciones para Mosler, quien se refirió al retorno del “2% gratis”, y al mismo tiempo, le enseñó a Spaventa la lección de que Italia (anteriormente al Euro) no podía impagar su deuda a menos que quisiera, por tanto, Italia no tenía que sucumbir la presión del Fondo Monetario Internacional (IMF) para implementar programas de austeridad.
    Consecuentemente, la Epifanía Italiana dio lugar a la publicación de Soft Currency Economics en 1996. El libro se convirtió en la piedra angular para la teoría económica heterodoxa conocida hoy día como Teoría Monetaria Moderna (MMT). El libro explica cómo el sistema monetario y los bancos operan realmente en contraste con cómo se enseña en la mayoría de los libros de texto actuales.
    Es dicho común que la historia se repite.  Veinte años antes de la Epifanía Italiana, Italia está una vez más experimentando dificultades financieras y el debate sobre un potencial impago está de nuevo sobre la mesa. Una de las mayores diferencias que existe hoy día comparado con los inicios de la década de 1990 es que el sistema monetario de entonces ya no explica el sistema monetario actual. Actualmente, Italia ya no posee su propia moneda fiduciaria que puede emitir para pagar los gastos del Gobierno. En su lugar, Italia ahora debe pedir prestados euros para financiar sus gastos y es el Banco Central Europeo (BCE), no el Banco Central de Italia, quien provee el remedio económico.
    En la conferencia de Gestión de la Deuda Pública en Roma en el 26 de octubre de 2012, que incluía a Mario Draghi (cabeza del BCE), Mosler propuso las siguientes tres estrategias para gestionar los problemas de muchos países europeos:
    1. Un bono de crédito fiscal, es un bono que en caso de impago puede ser usado directamente para el pago de impuestos;
    2. Una garantía del BCE para la deuda pública y una expansión de los límites de Maastricht a un hipotético 7% del PIB para causar un inmediato resurgimiento de las ventas; y/o,
    3. Una transferencia de efectivo por parte del BCE a los estados miembros de una hipotética cuantía del 10% del PIB anual de la Eurozona.
    Esta segunda edición de Soft Currency Economics tiene dos adiciones. Incluye la recolección personal de Mosler en su Epifanía Italiana, además del discurso que presentó en la conferencia de Gestión de la Deuda Pública.
    Russell Huntley, Editor.
    Traducción de Miquel Bassart i Loré

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    Economía de la divisa blanda. 02 Veinte Años Atrás – La Epifanía Italiana
    (http://www.redmmt.es/economia-de-la-divisa-blanda-02-veinte-anos-atras-la-epifania-italiana/)
    21 de diciembre de 2020

    Escrito por Warren Mosler
    Las circunstancias en los inicios de la década de 1990 me hicieron entender el auténtico funcionamiento de la moneda. Por aquél entonces, fue el gobierno de Italia, en lugar del de Estados Unidos, el que estaba en crisis. El profesor Rudi Dornbusch, economista académico influyente en el MIT, insistió que Italia estaba al borde de la quiebra porque la deuda sobre el PIB excedió el 110% y el tipo de interés de la lira era mayor que el ritmo de crecimiento de la economía italiana.
    Las cosas se pusieron tan mal que los bonos del Gobierno de Italia denominados en lira cotizaban alrededor de un 2% más que el coste de pedir liras prestadas a los bancos comerciales. El riesgo percibido de poseer bonos del Gobierno de Italia era tan alto que uno podría comprarlos alrededor de 14% con los fondos de préstamos de los bancos por solo un 12% durante la totalidad del término de ambos títulos. Esto fue un 2% gratuito, salvo por una cosa: el riesgo percibido de quiebra del Gobierno de Italia. Había dinero fácil para ganar, pero solo con certeza que el Gobierno de Italia no incurriría en impago.
    La posibilidad de beneficio sin riesgo me preocupó totalmente. La recompensa para convertirlo en una prima libre de riesgo era inmensa. Por tato, empecé una lluvia de ideas con mis compañeros sobre el asunto. Sabíamos que ninguna nación jamás había defraudado el pago de deuda denominada en su propia moneda cuando no estaba obligada por ley a mantener convertibilidad con el oro. No obstante, aquella era terminó cuando el presidente Nixon nos sacó del patrón oro internacional (el mismo año que obtuve mi título en la Universidad de Connecticut) y entramos en la era del tipo de cambio flotante y las divisas no convertibles.
    Todavía hay gente que piensa que el dólar americano está respaldado por el oro en Fort Knox, que no es el caso. Si llevas un bono de diez dólares al departamento del Tesoro y pides oro por él, no te lo darán simplemente porqué la ley no se lo permite, incluso aunque quisieran. Te darán dos bonos de cinco dólares, o diez de un dólar, pero olvídate de recibir oro.
    Históricamente, los impagos por parte de los gobiernos se dieron únicamente con regímenes parecidos al patrón oro, tipo fijo de cambio, deuda denominada en divisa extranjera, o deuda pública indexada. ¿Pero, por qué? La respuesta común es “porque siempre pueden imprimir dinero”. Bien, pero no había impagos (mucha inflación, pero no impagos) y nadie jamás “imprimió dinero”, por lo tanto, necesitaba una mejor razón antes de comprometer millones de fondos de nuestros inversores.
    Unos días más tarde cuando hablaba con nuestro analista, Tom Shulke, me llegó la respuesta. Dije, “Tom, si compramos títulos de la Reserva Federal o del Tesoro, funcionalmente no hay diferencia alguna. Mandamos los fondos al mismo sitio (la Reserva Federal) y poseemos lo mismo, un título de Tesoro, que no es nada más que una cuenta en la Reserva Federal que paga interés”.
    Así que, funcionalmente, tiene que ser lo mismo. Aunque presuntamente el Tesoro vende títulos para financiar gastos, mientras que cuando la Reserva Federal vende títulos es una “retirada de reservas” para “compensar factores operativos” y para manejar el tipo de interés interbancario. A pesar de que tiene que ser funcionalmente lo mismo, ¡no es más que una glorificada retirada de reservas! Muchos de mis colegas en el mundo de la gestión de fondos de cobertura estaban intrigados con el beneficio potencial que podría existir en el 2% gratis que el Gobierno de Italia nos ofrecía. Maurice Samuels, por entonces gestor de cartera en Harvard Management, inmediatamente estuvo a bordo y organizó reuniones para nosotros en Roma con oficiales del Gobierno de Italia para discutir estos temas.
    Maurice y yo viajamos pronto a Roma. Tras llegar, nos reunimos con el profesor Luigi Spaventa, un alto funcionario del departamento del Tesoro del Gobierno de Italia. (Recuerdo decir a Maurice que mirara hacia arriba mientras entrábamos en la habitación; miró y empezó a reir. La puerta era aproximadamente de 6 metros. “Es para que pudieras entrar en esta habitación en los tiempos de la Antigua Roma cargando una lanza”, me dijo). El Profesor Spaventa estaba sentado tras un escritorio elegante. Vestía un traje de cinco piezas y fumaba una de esas pipas arqueadas. La imagen del gran economista inglés John Maynard Keynes, cuyo trabajo estuvo en el centro de mucha discusión económica durante tantos años, vino a mi mente. El profesor Spaventa era italiano, pero hablaba inglés con acento británico, ahondando el imaginario keynesiano.
    Después de intercambiar nuestros saludos, lancé la pregunta que nos llevó directos a la razón de nuestro viaje. “Profesor Spaventa, es una pregunta retórica, pero, ¿por qué Italia emite bonos del Tesoro? ¿Es para obtener liras para gastar, o es para prevenir que el tipo interbancario caiga a cero, en comparación a su tipo objetivo del 12%?”; puedo afirmar que el profesor Spaventa fue el primer confundido por estas preguntas. Probablemente, esperaba de nosotros que pidiéramos cuándo se nos podría devolver nuestra retención de los impuestos. El departamento del Tesoro italiano estaba muy atrasado en sus pagos. Había solo dos personas con la misión de remitir los fondos retenidos a titulares extranjeros de bonos italianos y uno de estos era una mujer que estaba de baja maternal.
    El profesor Spaventa se tomó un minuto para poner en orden sus pensamientos. Cuando respondió mi pregunta, reveló una comprensión de las operaciones monetarias que raramente vimos en altos funcionarios del Tesoro de cualquier país. “No,” respondió. “El tipo interbancario solo caería al 0.5%, NO al 0%, ya que pagamos un 0.5% en las reservas”. Su perspicaz respuesta era todo lo que deseábamos. ¡E allí un ministro de finanzas que realmente entendía operaciones monetarias y contabilidad de reserva! (Noten también que solo recientemente la Reserva Federal de los Estados Unidos ha permitido pagar intereses como herramienta para llegar al objetivo de tipo de interés).
    No dije nada, dándole más tiempo para considerar la pregunta. Unos pocos segundos después saltó de su asiento proclamando “¡Si! ¡Y el Fondo Monetario Internacional nos hace actuar de forma procíclica!” Mi pregunta dio lugar a la constatación que el FMI estaba haciendo que el Gobierno de Italia contrajera sus políticas a causa de un riesgo de quiebra que no existía.
    Nuestra reunión, originalmente de una duración prevista de solo veinte minutos, duró dos horas aproximadamente. El buen profesor empezó a invitar a sus asociados en oficinas cercanas a unirse a nosotros para escuchar las buenas noticias, e instantáneamente el capuchino fluía como el agua. La nube negra del impago se aligeró. ¡Era tiempo de celebración!
    Una semana después, una declaración salió del Ministerio de Financias de Italia respecto todos los bonos del Gobierno Italiano: “No se tomarán medidas extraordinarias. Todos los pagos se realizarán en su debido tiempo”. Se dijo más tarde a nosotros y a nuestros clientes que fuimos los titulares más importantes de bono italiano fuera de Italia, con muy buenos resultados.
    Italia no defraudó, ni hubo ningún tipo de riesgo de solvencia. Insolvencia nunca es un problema para tipos de cambio no convertibles y flotantes. Lo sabíamos, y ahora también el Gobierno de Italia entendió que no había motivo financiero para proclamar la bancarrota. Durante los años siguientes, nuestros fondos y felices clientes realizaron más de 100 millones de dólares en beneficios con estas transacciones, y tal vez salvamos al Gobierno de Italia. El entendimiento sobre cómo las divisas funcionan operacionalmente inspira este libro, y con suerte salvará pronto al mundo de sí mismo.
    Mientras continuaba considerando las ramificaciones de que la solvencia del gobierno no era un problema, el continuo debate alrededor del déficit presupuestario de los EE.UU. estaba escalando. Era el inicio de la década de 1990, y la recesión causó un aumento del déficit por encima del 5% del PIB (los déficits se calculan comúnmente como porcentajes del PIB cuando son comparados entre naciones o años como ajuste de tamaño).
    Había tenebrismo y destrucción por todas partes. David Brinkley sugerió que la nación necesitaba declarar la bancarrota para salir del problema. La popularidad de Ross Perot estaba en alza con su tema de responsabilidad fiscal. De hecho, Perot se convirtió en uno de los más exitosos candidatos en partidos alternativos en toda la historia con su promesa de balancear el presupuesto. (Su creciente popularidad cayó en picado cuando afirmó que Viet Cong estaban espiando la boda de su hija en Tejas).
    Con mi nueva comprensión, estaba bien al corriente de los riesgos a la riqueza de nuestra nación. Sabía que los grandes déficits federales eran lo que arreglaban una economía rota, pero observaba desesperadamente como nuestros ordinarios líderes y los poderes mediáticos abanderaban la responsabilidad fiscal (bajos déficits) prolongando la agonía.
    Fue entonces cuando empecé a concebir el artículo académico que se convertiría en Soft Currency Economics. Lo discutí con mi antiguo jefe, Ned Janotta, en William Blair.
    Sugirió que hablara con Donald Rumsfeld (su compañero de habitación en la universidad, amigo cercano y asociado de negocio), quien conocía personalmente muchos de los economistas más influyentes, para que discutiera la posibilidad de publicarlo. Poco después, me reuní con “Rummy” durante una en su único tiempo libre de la semana. La reunión tomó lugar en los baños de vapor del Chicago Racquet Club y discutimos política fiscal y monetaria. Me puso en contacto con Art Laffer, quien se unió al proyecto en 1994 y asignó a Mark McNary como coautor, investigador y editor. Soft Currency Economics, como sigue, fue publicado en 1996.
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    Economía de la divisa blanda. 03 Introducción
    (http://www.redmmt.es/economia-de-la-divisa-blanda-03-introduccion/)
    23 de diciembre de 2020
    Escrito por Warren Mosler

    En medio de la mayor abundancia, nuestros líderes promueven la privación. Se nos dice que la atención médica nacional es inasequible, mientras hay camas hospitalarias vacías; se nos dice que no podemos permitirnos contratar más profesores, cuando hay muchos profesores desempleados; y nos dicen que no podemos darnos el lujo de dar almuerzos escolares, mientras que los alimentos sobrantes se desperdician.
    Cuando las personas y el capital físico están productivamente empleaos, el gasto público que traslada esos recursos a usos alternativos obliga a incurrir en sacrificios. Por ejemplo, si miles de hombres y mujeres jóvenes fueran reclutados en las fuerzas armadas, el país se beneficiaría de una fuerza militar más fuerte. Sin embargo, si los nuevos soldados hubieran sido constructores de viviendas, la nación podría sufrir una escasez de nuevas viviendas. Este intercambio puede reducir el bienestar general de la nación si los estadounidenses valoran más las casas nuevas que la protección militar adicional. Sin embargo, si la nueva mano de obra militar no proviene de constructores de viviendas sino de personas que estaban desempleadas, no hay sacrificio. El costo real de reclutar constructores de viviendas para el servicio militar es alto; el costo real de emplear a los desempleados es insignificante.
    La esencia del proceso político es asumir que nos enfrentamos a sacrificios inherentes a un mundo de recursos limitados y deseos ilimitados. La idea de que las personas pueden mejorar sus vidas privándose de bienes y servicios excedentarios contradice tanto el sentido común como cualquier teoría económica respetable. Cuando hay muchos recursos ociosos como los hay hoy en los Estados Unidos, los costos sacrificados son a menudo mínimos, pero erróneamente se consideran inasequibles.
    Cuando un miembro del Congreso revisa una lista de propuestas legislativas, actualmente determina su asequibilidad en función de la cantidad de ingresos que el gobierno federal desea recaudar, ya sea mediante impuestos o recortes de gastos. El dinero se considera un recurso económico. Los déficits presupuestarios y la deuda federal han sido el punto focal de la política fiscal, no los costos y beneficios económicos reales. Prevalece la visión dominante del gasto federal como imprudente, desastroso e irresponsable, simplemente porque aumenta el déficit.
    Los grupos de interés de ambos extremos del espectro político han concurrido en torno a varios planes diseñados para reducir el déficit. La opinión popular da por sentado que un presupuesto equilibrado produce beneficios económicos netos tan solo superados por la amortización de la deuda. La administración Clinton afirma que un déficit menor en 1994 es uno de sus mayores logros. Todos los programas nuevos deben pagarse con ingresos fiscales o recortes de gastos. La neutralidad recaudatoria se ha convertido en sinónimo de responsabilidad fiscal.
    Las palomas del déficit y los halcones del déficit que debaten las consecuencias de la política fiscal aceptan las percepciones tradicionales del endeudamiento federal. Ambos lados del debate aceptan la premisa de que el gobierno federal pide prestado dinero para financiar gastos. Solo difieren en su análisis de los efectos del déficit. Por ejemplo, las palomas pueden argumentar que, dado que el presupuesto no distingue entre inversión de capital y gastos corrientes, el déficit está sobreestimado. O que, dado que principalmente tomamos prestado de nosotros mismos, su carga se exagera. Pero incluso si los responsables de la formulación de políticas están convencidos de que el déficit actual es un problema relativamente menor, la posibilidad de que una determinada iniciativa de política fiscal pueda resultar inadvertidamente en un déficit alto, o que podamos deber dinero a extranjeros, entrañan un alto riesgo. Se cree que los déficits federales socavan la integridad financiera de la nación.
    Los responsables políticos están completamente ofuscados por un pensamiento fiscal y monetario obsoleto e inaplicable. En consecuencia, nuestro rendimiento económico es permanentemente deficiente.
    Traductor Stuart Medina
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    Economía de la divisa blanda. 04 Declaración de propósito
    (http://www.redmmt.es/economia-de-la-divisa-blanda-04-declaracion-de-proposito/)
    24 de diciembre de 2020
    Escrito por Warren Mosler

    El propósito de este trabajo es demostrar claramente, a través de la pura fuerza de la lógica, que gran parte del debate público sobre muchos de los problemas económicos actuales es erróneo, hasta el punto de confundir a menudo costos con beneficios. Éste no es un esfuerzo por cambiar el sistema financiero. Es un esfuerzo por proporcionar información sobre el sistema monetario fiduciario, un sistema muy eficaz que está actualmente en vigor.

    La validez del pensamiento actual sobre el déficit presupuestario federal y la deuda federal será cuestionada de tal manera que tanto los halcones como las palomas quedan superadas. Una vez que nos demos cuenta de que el déficit no puede presentar ningún riesgo financiero, será evidente que los programas de gasto deben evaluarse en función de sus beneficios económicos reales y compararse con sus costos económicos reales. De manera similar, el análisis que tiene sentido  de los cambios tributarios evalúa su impacto en la economía, no el impacto en el déficit. También se demostrará que las deducciones fiscales para fomentar el ahorro están creando una necesidad de gasto deficitario.
    La discusión comenzará con una explicación del dinero fiduciario y describirá los elementos clave del funcionamiento del sistema bancario. Se enfocarán los siguientes puntos:
    La política monetaria fija el precio del dinero, que solo determina indirectamente la cantidad. Se mostrará que la tasa de interés a un día es la principal herramienta de política monetaria. La Reserva Federal establece la tasa de interés a un día, el precio del dinero, añadiendo y drenando reservas. El gasto público, los impuestos y el endeudamiento también pueden añadir y drenar reservas del sistema bancario y, por lo tanto, son parte de ese proceso.
    El concepto de multiplicador de dinero está al revés. Los cambios en la oferta monetaria provocan cambios en las reservas bancarias y la base monetaria, no al revés.
    La monetización de la deuda ni puede ocurrir ni ocurre.
    El motivo de los empréstitos federales es drenar el exceso de reservas del sistema bancario para respaldar la tasa de interés a un día. No sirve para financiar gastos no sin respaldo impositivo. El gasto público sin respaldo impositivo (gasto deficitario) deriva naturalmente en una cantidad idéntica de reservas excedentarias en el sistema bancario. El endeudamiento del gobierno es un drenaje de reservas, que funciona para respaldar el tipo de interés interbancario (Fed Funds rate en inglés) decidida por la Junta de Gobernadores de la Reserva Federal.
    La deuda federal es en realidad una ‘cuenta de mantenimiento de la tasa de interés‘ (CMTI o IRMA por la abreviatura en inglés Interest rate maintenance account).
    La política fiscal determina la cantidad de dinero nuevo creado directamente por el gobierno federal. Brevemente, el gasto deficitario es la creación directa de nuevo dinero. Cuando el gobierno federal gasta y luego emite deuda, se crea un depósito bajo la forma de título del tesoro. La deuda nacional es esencialmente igual a todo el dinero nuevo creado directamente por la política fiscal.
    Las opciones sobre gastos, impuestos y préstamos, sin embargo, no están limitadas por el proceso en sí, sino por la conveniencia de sus efectos económicos. La cantidad y la naturaleza del gasto federal, así como la estructura del código tributario y el mantenimiento de la tasa de interés (endeudamiento) tienen importantes ramificaciones económicas. La decisión de cuánto dinero pedir prestado y cuánto gravar puede basarse en el efecto económico de variar la combinación, y no es necesario que se centre únicamente en las formas de combinarlas (como equilibrar el presupuesto).
    Por último, la conclusión incorporará cinco discusiones adicionales.
    ¿Y si nadie compra la deuda?
    Cómo el gobierno logra gastar tanto como sin causar hiperinflación.
    Pleno empleo y estabilidad de precios.
    Tributación y una discusión de comercio exterior.

    Traducción de Stuart Medina
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    Economía de la divisa blanda. 05 Dinero fiat
    (http://www.redmmt.es/economia-de-la-divisa-blanda-05-dinero-fiat/)

    26 de diciembre de 2020
    Escrito por Warren Mosler

    Históricamente ha habido tres categorías de dinero: mercancía, crédito y fiduciario. El dinero de mercancía consiste en materiales de valor intrínseco, típicamente monedas de oro o plata, que tiene otro valor además de como medio de cambio. El oro y la plata tienen valores industriales, así como valores estéticos en, por ejemplo, joyería. El dinero crediticio se refiere a los pasivos de un individuo o empresa, normalmente en forma de depósito bancario. El dinero fiduciario es un crédito fiscal sin el respaldo de ningún activo tangible. En 1971 la administración de Nixon abandonó el patrón oro y adoptó un sistema monetario fiduciario. Bajo un sistema monetario fiduciario, el dinero es un medio de cambio convenido únicamente porque es necesario para el pago de impuestos.

    Un sistema de dinero fiduciario implica necesariamente que el gasto nacional no está basado en los ingresos. El Gobierno no tiene más dinero a su disposición cuando esta en superávit que cuando está en déficit. No hay un límite financiero inherente. La cantidad de gasto, impuestos y préstamos tienen influencia en la inflación, el tipo de interés, la formación de capital, y otros fenómenos económicos reales, pero la cantidad de dinero disponible para el Gobierno es independiente de los ingresos por impuestos e independiente de la deuda pública. Por ende, el concepto de fondo de reserva federal bajo un sistema fiduciario es un anacronismo. El Gobierno no es más capaz de gastar dinero cuando hay un fondo de reserva que cuando no lo hay. Las únicas restricciones financieras, bajo un Sistema monetario fiduciario, son autoimpuestas.
    El concepto de moneda fiduciaria puede ser ilustrado por un simple modelo: Asuma un mundo con un padre y varios hijos. Un día el padre anuncia que los hijos pueden obtener muchas tarjetas por hacer varios quehaceres. A este punto, los hijos no se preocupan lo más mínimo sobre acumular las tarjetas de su padre porque su valor es virtualmente nulo. En cambio, cuando el padre también anuncia que cualquier niño que quiera comer y vivir en la casa debe abonar, digamos, 200 tarjetas cada mes, las tarjetas adquieren automáticamente valor y los quehaceres empiezan a hacerse. El valor ha sido obtenido al ligarse a una obligación impositiva. Los impuestos cumplen la función de crear demanda para el gasto federal del dinero fiduciario, no para recibir un ingreso en sí. De hecho, el impuesto creará demanda para AL MENOS la cantidad de gasto público. Un presupuesto equilibrado es, desde el inicio, el MÍNIMO que se puede gastar, sin deflación continua. Los niños tal vez quieran ganar algunas tarjetas más de las que necesiten para el gasto de impuestos, así que el padre puede esperar tener un déficit.
    Para ilustrar la naturaleza de la deuda pública bajo un sistema de moneda fiduciario, el modelo de la moneda de la familia puede ser llevado al siguiente nivel. Suponga que el padre ofrece pagar un tipo de interés diario en las tarjetas acumuladas a cada hijo (a ser pagado en más tarjetas). Los niños tal vez quieran acumular algunas tarjetas para usarlas por conveniencia. Las tarjetas que no se necesiten para transacciones entre hermanos probablemente serian depositadas en la cuenta con el padre. De este modo, el padre habría tomado prestadas algunas tarjetas de los hijos. Los depósitos de tarjetas constituyen la deuda nacional que el padre posee. La razón para pedir prestado es para mantener un tipo de interés mínimo al ofrecer un lugar a los ahorradores para beneficiarse del tipo de interés. El padre tal vez decida pagar un tipo de interés alto para promover el ahorro. Contrariamente, un tipo de interés bajo desincentivaría el ahorro. En cualquier caso, la cantidad de tarjetas prestadas al padre cada noche equivalen al número de tarjetas que el padre ha gastado, pero no ha cobrado en forma de impuesto -el déficit del padre. Advierta que el padre no está pidiendo prestado para financiar sus gastos, y la oferta para pagar interés (fundado por el déficit) no reduce la riqueza (medida por el número de tarjetas) de cada hijo.
    En los EE.UU., los 12 miembros del Federal Open Market Committee (Comité del Mercado Abierto Federal) deciden el tipo de interés diario. Junto con las decisiones de gasto, impuestos y préstamos del Congreso (eso es, pagar interés en el gasto no tributable), determina el valor del dinero y, en general, regula la economía.
    El préstamo federal y los impuestos fueron antaño parte de un proceso de gestionar las reservas de oro del tesoro. Desafortunadamente, las discusiones sobre economía monetaria y el sistema bancario de los EE.UU. aún se basan en muchas de las relaciones observadas y entendidas durante la época en que el sistema monetario de los EE.UU. operaba bajo el patrón oro, un sistema en el que posiblemente el Gobierno debía ingresar o pedir prestado suficientemente como para financiar el gasto público.
    Algunos modelos antiguos son aún útiles para explicar con precisión las mecánicas del sistema bancario. Otros han sobrevivido más de la cuenta, creando construcciones imprecisas. Dos vestigios del patrón oro son las reservas bancarias (incluido el multiplicador del dinero) y el concepto de monetización (el apéndice incluye historia monetaria adicional y una explicación más detallada).
    En EE.UU. la Reserva Federal define el método en el que a los bancos se les requiere usar y calcular depósitos y requerimientos de reserva. El periodo en el que la media de las reservas diarias de las instituciones depositarias debe alcanzar o exceder las reservas mínimas se llama el periodo de mantenimiento de reservas. El período en el que los depósitos sobre el que las reservas están basadas es calculado, es el periodo de computación de reservas. El método de contabilidad de reservas fue enmendado en 1968 y nuevamente en 1984, pero ningún cambio alteró el rol de la Reserva Federal en el mercado para reservas.
    Antes de 1968, se requería a los bancos mantener un coeficiente de reservas obligatorias de forma contemporánea: las reservas para la semana debían equivaler el porcentaje requerido para esa semana. Los bancos estimaban la media de depósitos para la semana y aplicaban la ratio adecuada de requerimentos de reserva para determinar las reservas obligatorias. El el coeficiente de reservas era una exigencia que cada banco estaba legalmenteobligado a cumplir. Las reservas bancaras y los depósitos, por supuesto, cambian continuamente mientras que los fondos son depositados y retirados, lo cual conforma la tarea de gestionar los saldos de reserva. Ni una media de depósitos para una semana ni una media de reservas obligatorias puede ser conocida con ningún grado de certidumbre hasta que el cierre de último día fuera “como tratar de disparar a un objetivo móvil con un rifle tembloroso.” Por tanto, en septiembre de 1968, la contabilización de reservas reszagadas (LRA, por sus siglas en inglés) remplazó la contabilidad de reservas contemporánea (CRA, por sus siglas en inglés). Bajo la LRA el periodo de mantenimiento de reservas era de 7 días terminando cada miércoles (vea la Figura 1). Las reservas obligatorias para un período de mantenimiento estaban basadas en la media de depósitos computables en el periodo de cómputo de reservas que finalizaba el miércoles de dos semanas antes. La cantidad total de reservas obligatorias para cada banco y para el sistema bancario en general era conoida de antemano. Las reservas reales podrían variar, pero al menos el objetivo era estable.
    (…)
    Figura 1. Sistema de contabilziación rezagada de reservas, 1968-1974
    En 1984 la Junta de Gobernadores del Sistema de la Reserva Federal reinstauró el CRA. El periodo de contabilidad de reservas es ahora de dos semanas (vea figura 2). Las reservas en el último día del periodo de contabilidad son una catorceava parte del total computado. Por ejemplo, si un banco pide prestado 6 billones de dólares para un día, obtendría hoy día (NdT: 2012) 1/14 de 7 billones o 500 millones de dólares, al nivel de reserva medio por el período de mantenimiento.
    A pesar de que el sistema fuera llamado contemporáneo, en práctica es un sistema regresivo porque aún hay dos días de atraso: los períodos de reserva terminan en miércoles, pero los períodos de depósitos terminan en lunes. Por tanto, bajo CRA el Sistema bancario se enfrenta a requerimientos de reserva fijos mientras se acerca al final de cada período contable.
    La adopción de CRA en 1984 ocurrió mientras oficiales federales, eocnomistas, y banqueros debatieron sobre si acortar el retraso de contabilidad de reservas daría a la Reserva Federal control sobre los balances de reserva. El cambio fue conscientemente diseñado para dar a la Reserva Federal control directo sobre las reservas y los cambios en depósitos. El presidente de la Reserva Federal, Volcker, favoreció el cambio de CRA en la errada creencia que un período más corto de contabilidad de reserva traería control a la Reserva Federal sobre las reservas y, por tanto, sobre la oferta de dinero.
    El president Volcker estaba errado. La reducción en el retraso contable no (y no pudo) aumentar el control de la Reserva Federal sobre la oferta de dinero porque las instituciones depositarias basaban sus requerimientos de reserva sobre la cantidad total de depósitos del periodo contable anterior. Los bancos a efectos prácticos no pueden cambiar su requerimiento de reservas actual.
    (…)
    Figura 2. El Sistema de Contabilidad de Reservas atrasado 1984 hasta ahora
    Bajo ambos CRA y LRA la Reserva Federal debe proveer suficientes reservas al mercado para saber sus requerimientos, ya sea a través de operaciones abiertas de mercado o a través del panel de descuento. Si se deja a los bancos obtener más reservas por sí solos, no habría cantidad de préstamos interbancarios capaz de crear las suficientes reservas. Los préstamos interbancarios cambian la locación de las reservas pero no su cantidad en el sistema bancario Por ejemplo, suponga que las reservas obligatorias totales para el sistema bancario son de 60 billones de dólares y que al cierre del mercado hoy, solo 55 billones de dólares en reserva fueron mantenidos en el balance agregado del sistema bancario. A menos que la Reserva Federal aprovisione los 5 billones de dólares adicionales en reservas, al menos habrá un banco que no logre cumplir sus obligaciones. La Reserva Federal es, y solo puede ser, el seguidor, no el líder, cuando ajusta las reservas bancarias en el sistema bancario.
    El rol de las reservas tal vez sea ampliamente impreciso porque se confunde con el rol de las restricciones de capitale. Las restricciones de capital determinan los estándares de calidad y cantidad de activos que os bancos poseen en calidad de sus préstamos. Las restricciones de capital son diseñadas para asegurar un nivel mínimo de integridad financiera. Las reservas obligatorias, contrariamente, son medios por los que la Reserva Federal controla el precio de los fondos en los que los bancos dan préstamos. La Reserva Federal gestiona la cantidad y calidad de riesgos a través de restricciones de capital; gestiona el tipo de interés diario marcando un precio a las reservas.
    Traducción de Miquel Bassart i Loré
    oooooo

    (Segituko du)

  • joseba

    Segida:

    Economía de la divisa blanda. 06 El mito del multiplicador monetario

    (http://www.redmmt.es/economia-de-la-divisa-blanda-06-el-mito-del-multiplicador-monetario/)
    28 de diciembre de 2020

    Escrito por Warren Mosler

    Toda persona que haya estudiado banca y teoría monetaria ha conocido el concepto del multiplicador  monetario. El multiplicador es un factor que conecta el cambio en la base monetaria (reservas + moneda) con los cambios en la oferta monetaria. El multiplicador nos dice qué múltiplo de la base monetaria se transforma en oferta monetaria (M = m x MB). Desde que el retrato de George Washington apareció en los billetes de un dólar, los estudiantes han escuchado la misma explicación del proceso. Sin importar cuál fuera el coeficiente de encaje vigente, el ejemplo canónico siempre ha asumido un 10 % para que las matemáticas fueran lo suficiente sencillas para los profesores universitarios. Qué alegría debió embargar a la comunidad financiera cuando, el 12 de abril de 1992, la Reserva Federal, por vez primera, estableció el coeficiente de caja en ese mágico 10 %. Dada la simplicidad y  difusión del concepto del multiplicador monetario, apena que el mito deba ser enterrado. La verdad es opuesta al modelo del libro de texto.

    En el mundo real, los bancos dan préstamos independientemente de sus posiciones de reserva, y luego, durante el siguiente periodo contable, piden prestadas las reservas que necesiten. Los imperativos del sistema de cómputo, tal como se ha discutido anteriormente, precisan que el Banco Central preste a los bancos lo que necesiten.

    Generalmente, los directores de bancos ni saben ni se preocupan por el nivel agregado de reservas en el sistema bancario. Las decisiones de préstamo bancario son afectadas por el precio de las reservas, no por las posiciones. Si el diferencial entre la tasa de retorno de un activo y el tipo interbancario es lo bastante alto, incluso un banco con déficit de reservas comprará el activo y cubrirá las reservas necesarias comprando  (pidiendo prestado) dinero en el mercado interbancario. Este hecho está claramente constatado por muchos grandes bancos cuando compran consistentemente más dinero en el mercado interbancario de lo que exige el coeficiente de caja o reservas mínimas. Estos bancos tendrían de hecho niveles negativos de reservas si no fuera por el mercado interbancario -tomar en préstamo dinero para conservarlo como reservas.

    Si el Banco Central quisiera aumentar la oferta monetaria, los devotos del multiplicador  monetario (incluyendo varios ganadores del Premio Nobel) encargarían al Banco Central que comprara títulos. Cuando el Banco Central compra títulos se añaden reservas al sistema. Sin embargo, el modelo del multiplicador monetario no acierta a reconocer que la introducción de reservas por encima del nivel obligatorio presiona el tipo de interés interbancario hacia cero, ya que las reservas obligatorias no cambian hasta el siguiente periodo contable. Esto fuerza al Banco Central a vender títulos -retirar el exceso de reservas recién añadido para mantener el tipo interbancario por encima de cero.

    Si, por otra parte, el Banco Central quiere reducir la oferta de dinero, retirando reservas del sistema cuando no hay exceso de reservas, se corre el riesgo que los bancos no puedan alcanzar el coeficiente de caja o reservas mínimas. El Banco Central no tiene otra alternativa que volver a añadir reservas en el sistema, para evitar que el tipo interbancario se eleve, en teoría, hasta el infinito.

    En cualquiera de los casos, la oferta monetaria no varía por las acciones del banco central. El multiplicador se concibe más acertadamente como una simple ratio entre la oferta de dinero y la base monetaria (m = M/MB). Los cambios en la oferta monetaria causan cambios en la base monetaria, no al revés. El multiplicador monetario se concibe más acertadamente como un divisor monetario (MB = M/m).
    La incapacidad de reconocer la falacia del modelo del multiplicador monetario ha desorientado incluso a algunos de los más reputados expertos. Los siguientes puntos deberían ser obvios, pero son raramente comprendidos:

    1. La naturaleza inelástica de la demanda por reservas bancarias deja al Banco Central sin control sobre la cantidad de dinero. El Banco Central solo controla el precio.
    2. Los participantes del mercado que tienen un efecto e inmediato sobre la oferta monetario son todos menos el Banco Central.

    Traducción de Miquel Bassart i Loré

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    Economía de la divisa blanca – 07. El mito de la monetización de la deuda
    (http://www.redmmt.es/economia-de-la-divisa-blanca-07-el-mito-de-la-monetizacion-de-la-deuda/)
    29 de diciembre de 2020

    Escrito por Warren Mosler

    El tema de la monetización de la deuda entra con frecuencia en las discusiones de política monetaria. La monetización de la deuda generalmente se conoce como un proceso mediante el cual la Reserva Federal compra bonos del gobierno directamente del Tesoro. En otras palabras, el gobierno toma dinero prestado del Banco Central en lugar del público. La monetización de la deuda es el proceso al que se refieren implícitamente en general cuando se dice que un gobierno está imprimiendo dinero. Se dice que la monetización de la deuda, en igualdad de condiciones, aumenta la oferta monetaria y puede provocar una inflación severa. Sin embargo, el miedo a la monetización de la deuda es infundado, ya que la Reserva Federal ni siquiera tiene la opción de monetizar el saldo vivo de la deuda federal ni la deuda federal recién emitida.
    Siempre que la Fed tenga el mandato de mantener un objetivo de tipo de interés interbancario, el tamaño de sus compras y ventas de deuda pública no es discrecional.
    Una vez que la Junta de Gobernadores de la Reserva Federal establece un tipo de interés interbancario, la cartera de valores de deuda pública de la Reserva Federal cambia solo debido a las transacciones que se requieren para respaldar el tipo interbancario. La falta de control de la Fed sobre la cantidad de reservas subraya la imposibilidad de monetizar la deuda. La Fed no puede monetizar la deuda federal comprando títulos de deuda pública a voluntad porque hacerlo haría que el tipo interbancario cayese a cero. Si la Fed compró valores directamente del Tesoro y luego el Tesoro gastó el dinero, sus gastos serían un exceso de reservas en el sistema bancario. La Fed se vería obligada a vender una cantidad igual de valores para respaldar su objetivo de tipo de interés interbancario. La Fed actuaría solo como intermediario. La Fed estaría comprando valores del Tesoro y vendiéndolos al público. No se produciría ninguna monetización.
    Monetizar significa convertir en dinero. El oro solía monetizarse cuando el gobierno emitía nuevos certificados de depósito oro para comprar oro. En un sentido amplio, la deuda federal es dinero y el gasto deficitario es el proceso de monetizar lo que sea que compre el gobierno.  Sí hay monetización cuando la Fed compra moneda extranjera. La compra de moneda extranjera convierte, o monetiza, esa moneda en dólares. Posteriormente, la Fed ofrece a la venta valores del gobierno de los EE.UU. para ofrecer un lugar donde ganar intereses a los nuevos dólares recién agregados al sistema bancario. Este proceso, a menudo mal entendido, se conoce como esterilización.
    Traducción de Stuart Medina Miltimore

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    Economía de la divisa blanda: 08. cómo encaja el objetivo interbancario en la política monetaria general
    (http://www.redmmt.es/economia-de-la-divisa-blanda-08-como-encaja-el-objetivo-interbancario-en-la-politica-monetaria-general/)
    31 de diciembre de 2020

    Escrito por Warren Mosler

    Se presume que la Reserva Federal dirige la política monetaria con el objetivo final de una inflación baja y un entorno monetario y financiero propicio para el crecimiento económico real. La Fed intenta administrar el dinero y las tasas de interés para lograr sus objetivos. Selecciona uno o más objetivos intermedios porque cree que tienen efectos significativos sobre la oferta monetaria y el nivel de precios.

    Cualesquiera que sean los objetivos intermedios de la política monetaria, el principal instrumento de la Fed para implementar la política es la tasa de fondos federales. La tasa de fondos federales está influenciada por las operaciones de mercado abierto. Se mantiene o ajusta para orientar la variable objetivo intermedia.

    Si la Fed está usando una regla de cantidad (es decir, tratando de determinar la cantidad de dinero), el objetivo intermedio es un agregado monetario como M1 o M2. Por ejemplo, si M2 crece más rápido que su tasa objetivo, la Fed puede aumentar la tasa de fondos federales en un esfuerzo por desacelerar la tasa de crecimiento de M2. Si M2 crece demasiado lento, la Fed puede reducir la tasa de fondos federales. Si la Fed elige utilizar el valor del dinero como su objetivo intermedio, el objetivo de los fondos federales se establecerá en función de un indicador de nivel de precios, como el precio del oro o el índice de productos básicos al contado. Bajo una regla de precio, el precio del oro, por ejemplo, se apunta dentro de una banda estrecha. La Fed aumenta la tasa de fondos federales cuando el precio excede su límite superior y baja la tasa cuando el precio cae por debajo de su límite inferior con la esperanza de que un cambio en la tasa de fondos federales devuelva el precio del oro al rango objetivo.

    Las operaciones de mercado abierto compensan los cambios en las reservas causados ​​por los diversos factores que afectan la base monetaria, como cambios en los depósitos del Tesoro en la Fed, flotación, cambios en las tenencias de divisas o cambios en el endeudamiento privado. Las operaciones de mercado abierto actúan como amortiguadores en torno a la tasa objetivo de fondos federales. La tasa objetivo de fondos federales puede permanecer sin cambios durante meses. En 1993, la tasa objetivo se mantuvo en 3 por ciento sin un solo cambio. En otros años, la tarifa se modificó varias veces.

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