Thomas Fazi: beste MES bat?

“Riforme” e “politiche economiche virtuose”. Il Recovery Fund franco-tedesco è un altro MES?

(https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-riforme_e_politiche_economiche_virtuose_il_recovery_fund_francotedesco__un_altro_mes/33535_35036/)

L’argomento del giorno è indubbiamente il documento franco-tedesco – presentato ieri – che propone l’istituzione di un Recovery Fund da 500 miliardi, da raccogliere (nel corso di tre anni) tramite l’emissione da parte della Commissione europea di titoli di debito comune. Quei fondi potranno poi essere versati ai singoli Stati membri sotto forma di trasferimenti dal bilancio europeo (dunque a fondo perduto) e non di prestiti.

Tutto bene, dunque? Non necessariamente. Innanzitutto, come abbiamo detto più volte, l’emissione di titoli comuni non rappresenta di per sé un’innovazione rivoluzionaria: già lo fa il Meccanismo europeo di stabilità (MES), per intenderci. Per quanto riguarda la questione dei “trasferimenti a fondo perduto”, è presto per cantare vittoria. Se è vero, infatti, che i singoli Stati non saranno chiamati a rimborsare individualmente le somme ricevute, è altrettanto vero che però tutti gli Stati membri saranno chiamati a rimborsare (in base al PIL) il debito comune emesso dalla Commissione.

E questo comporterà ovviamente trasferimenti significativi da parte dei maggiori Stati della UE, inclusa l’Italia, attraverso un maggiore prelievo fiscale. Dunque alla fine, come vale oggi per il bilancio europeo, a determinare se un paese ci avrà guadagnato o meno dal Recovery Fund sarà il saldo finale tra la somma che avrà ricevuto dal fondo in questione e la somma che invece sarà chiamato a metterci dentro.

Tanto per capirci: anche oggi l’Italia riceve finanziamenti “a fondo perduto” dalla UE, ma il suo saldo complessivo è negativo, il che vuol dire che l’Italia versa più soldi di quanti ne riceva dall’Europa.

Inoltre i fondi non saranno certo incondizionati: come recita il documento franco-tedesco, i finanziamenti «si baseranno su un chiaro impegno da parte degli Stati membri a perseguire politiche economiche virtuose e un ambizioso programma di riforme». Ora, che “politiche economiche virtuose” sia sinonimo di austerità fiscale e “ambizioso programma di riforme” sia sinonimo di controriforme neoliberiste ormai lo sanno anche i bambini. D’altronde Manfred Weber, capogruppo tedesco del Partito Popolare Europeo (PPE), l’ha detto chiaramente in un’intervista alla Repubblica l’altro giorno: «Siamo disposti ad aiutare finanziariamente l’Italia per evitare l’Italexit, ma vogliamo controllare come Roma usa i soldi».

Insomma, a ben vedere questo Recovery Fund – che comunque deve ancora passare per le forche caudine dei paesi del nord – assomiglia tanto al MES1.


Espainerazko bertsioa: RECOVERY FUND: UN MES Bajo mentiras desnudas?

El tema del día es, sin duda, el documento franco-alemán, presentado ayer -que propone la creación de un Recovery Fund de 500 millones, que debe recogerse (durante tres años) mediante la emisión por la Comisión Europea de títulos de deuda común. Estos fondos podrán abonarse a cada Estado miembro en forma de transferencias del presupuesto europeo (por tanto, a fondo perdido) y no de préstamos.

Todo bien, entonces? No necesariamente. En primer lugar, como hemos dicho varias veces, la emisión de títulos comunes no representa en sí misma una innovación revolucionaria: ya lo hace el Mecanismo Europeo de Estabilidad (MEDE), para entendernos. En cuanto a la cuestión de “transferencias a fondo perdido”, es temprano para cantar victoria. Si bien es cierto que los Estados no deben reembolsar individualmente las cantidades recibidas, es cierto que todos los Estados miembros deben reembolsar (según el PIB) la deuda común emitida por la Comisión. Y esto implica, por supuesto, transferencias significativas de los principales Estados de la UE, incluida Italia, mediante una mayor tasa fiscal. Por lo tanto, al final, como vale hoy en el presupuesto europeo, determinará si un país habrá ganado o no del Recovery Fund será el saldo final entre la suma que habrá recibido del fondo en cuestión y la suma que se le llamará a poner en él. Solo para entendernos: Italia también hoy recibe financiación “a fondo perdido” de la UE, pero su saldo global es negativo, lo que significa que Italia paga más dinero del que recibe de Europa.

Además, los fondos no serán incondicionales: como dice el documento franco-alemán, la financiación “se basará en un compromiso claro por parte de los Estados miembros de aplicar políticas económicas virtuosas y un ambicioso programa de reforma”. Ahora, que “políticas económicas virtuosas” tanto sinónimo de austeridad fiscal y “ambicioso programa de reforma” como sinónimo de contrareformas neoliberales ya lo saben los niños. Por otra parte, Manfred Weber, líder alemán del Partido Popular Europeo (PPE), lo dijo claramente en una entrevista a la República el otro día: “Estamos dispuestos a ayudar financieramente a Italia para evitar el Italexit, pero queremos controlar cómo Roma usa el dinero.”

Quiero decir, a bien ver este Recovery Fund – que todavía tiene que pasar por las horquillas caudinas de los países del norte – se parece mucho al MEDE.

Iruzkinak (2)

  • joseba

    Thomas Fazi
    (https://www.facebook.com/thomasfaziofficial/posts/143714213922894)

    TUTTE LE BUFALE DI MENTANA SUL MES

    Sta facendo molto discutere un post di Enrico Mentana* in cui il giornalista si chiede, a proposito del famigerato Meccanismo europeo di stabilità (MES), «perché si dovrebbe rinunciare a un prestito decennale senza condizioni a interesse 0,1% per un valore di 37 miliardi, nel momento di maggiore necessità di finanziamenti per il nostro paese»?

    Insomma, dice Mentana, perché dovremmo prendere a prestito soldi dai mercati, a tassi decisamente più onerosi, se possiamo prenderli in prestito dal MES a un tasso praticamente pari allo zero, per di più “senza condizionalità”? Detta così sembrerebbe avere un senso. In verità, vi sarebbero ottime ragioni per opporsi al MES** anche se il prestito fosse così conveniente, a partire dal fatto che il MES “senza condizionalità” non esiste***. Peccato, però, che la storia del tasso annuo dello 0,1% – così come quella del MES “senza condizionalità” – sia una colossale bufala.

    Lo 0,1%, infatti, è il cosiddetto “tasso marginale”, che però – come si può leggere sul sito del MES**** – va sommato, oltre a tutta una serie di altri costi operativi, al “tasso base”, cioè a quello che paga il MES per reperire sui mercati i soldi che a sua volta ripresterà (con una piccola cresta, ça va sans dire) agli Stati. Sommando questi vari costi si ottiene il tasso finale effettivo che andranno a pagare gli Stati. Come riportato sempre sul sito del MES*****, questo ad oggi ammonta ad una media dello 0,76% – poco meno dell’1% insomma. Una bella differenza! Certo, questo tasso, che riguarda i titoli emessi dal MES a partire dal 2012, potrebbe anche scendere (così come potrebbe salire), giacché dipende dall’andamento del mercato, ma ciò non toglie che chiunque abbia affermato che 0,1% è il tasso finale applicato agli Stati l’ha sparata grossa. La verità è che, ad oggi, non sappiamo quale sarà il tasso finale applicato dal MES. E questo imporrebbe quantomeno una certa cautela.

    Soprattutto se consideriamo che i BTP a breve a scadenza (da tre mesi a tre anni) hanno tutti un rendimento più basso di quello attualmente offerto dal MES: un BTP a tre anni “costa” lo 0,5%, un BTP a un anno lo 0,1%, mentre i titoli a sei mesi hanno addirittura un rendimento negativo! Da gennaio a fine aprile, infatti, l’Italia ha piazzato titoli a breve scadenza per un totale di quasi 70 miliardi ad un tasso di interesse medio annuo negativo: -0,03%!

    Se invece prendiamo i titoli a più lunga durata (5-10 anni, la durata massima di un prestito del MES), i tassi di interesse risultano un po’ più alti di quelli attualmente offerti dal MES: tra l’1,3 e l’1,6%. Ma in questo caso, seguendo la logica di Mentana, bisognerebbe innanzitutto chiedere alla BCE perché abbia permesso ai tassi di salire in un momento di emergenza come questo – i tassi sui BTP a 10 anni sono letteralmente raddoppiati rispetto al periodo pre-pandemia –, quando quello che dovrebbe fare una banca centrale in tempo di crisi – e che infatti hanno fatto e stanno facendo tutte le altre banche centrali – è l’opposto: far scendere i tassi di interesse per facilitare le necessità di finanziamento dei governi.

    Curioso che Mentana e gli altri – che adesso vorrebbero farci credere che indebitarci sul mercato piuttosto che col MES rappresenterebbe il più colossale sperpero di soldi della storia (parliamo di un costo aggiuntivo in termini di spesa per interessi, ai tassi attuali, di uno o due miliardi) – non abbiano avuto nulla da ridire su questo aumento dei tassi, che alla fine ci costerà molto di più rispetto a quello che potremmo risparmiare col MES, visto che parliamo di cifre infinitamente più grandi dei 36 miliardi del MES.

    Ciò detto, c’è un altro punto da tenere in considerazione: è vero che (per colpa della paradossale architettura dell’euro) sui BTP paghiamo tassi di interesse un po’ più alti di quelli attualmente offerti dal MES. Ma una parte significativa di quegli interessi andrà ad investitori italiani e dunque rimarrà nel paese, mentre nel caso del MES verrebbero versati per intero al fondo lussemburghese. Se prendiamo l’ultima emissione di BTP Italia, infatti, vediamo che dei 23 miliardi raccolti – due terzi del massimale di un ipotetico ricorso al MES –, la quasi totalità dei 14 miliardi acquistati dagli investitori individuali e il 51,9% della parte istituzionale sono stati sottoscritti da investitori domestici. Inoltre, è lecito aspettarsi che una parte dei titoli sottoscritti dagli investitori esteri verrà acquistata della BCE, che a sua volta rigirerà una parte degli interessi all’Italia.

    E comunque, anche se la spesa per interessi dei BTP finisse tutta all’estero, il gioco varrebbe comunque la candela, visto che sono soldi che possiamo decidere in autonomia come spendere e che non comportano vincoli di destinazione, condizionalità o sorveglianze. Ciò detto, in prospettiva l’Italia non ha altra scelta che affidarsi ai BTP: quest’anno il paese avrà un fabbisogno aggiuntivo di 100-150 miliardi, per un totale di circa 500-550 miliardi di emissioni di debito. Ora, lo capisce anche Mentana che coi 36 miliardi del MES non andiamo molto lontano.

    Certo, data l’architettura dell’euro e in particolare l’assenza di una banca centrale che faccia da prestatrice di ultima istanza e il fatto che l’Italia si indebita in quella che di fatto una valuta “estera”, anche affidarsi ai mercati per le proprie esigenze di finanziamento presenta dei rischi, giacché vuol dire rimettersi, in ultima analisi, alla mercé e alla “buona volontà” della BCE, che, come abbiamo visto in passato, non si fa scrupoli ad usare il proprio potere di emissione monetaria per ricattare interi paesi. Per questo riteniamo che sia assolutamente fondamentale per l’Italia riappropriarsi della propria sovranità monetaria.

    Ma, nelle condizioni date, indebitarsi sui mercati è indubbiamente meglio che indebitarsi col MES. D’altronde se gli altri paesi europei hanno tutti dichiarato di non voler fare uso del MES un motivo ci sarà. O forse è solo che non leggono Mentana…

    * https://www.facebook.com/enricomentanaLa7/posts/10157724169332545
    ** http://temi.repubblica.it/micromega-online/ue-appello-di-101-economisti-al-governo-non-firmate-quell-accordo/
    *** https://www.lafionda.org/2020/04/05/la-truffa-del-mes-senza-condizionalita/
    **** https://www.esm.europa.eu/content/europe-response-corona-crisis?fbclid=IwAR2Z9o72AwjFURIrLegvrK-CatQLywh8yXVNXYDMhxFvFi2ByYW5TScoLig
    ***** https://www.esm.europa.eu/lending-rates

  • joseba

    All’Italia non servono i soldi del MES, serve una banca centrale
    (https://www.ilparagone.it/attualita/allitalia-non-servono-i-soldi-del-mes-serve-una-banca-centrale/)
    30 Giugno 2020
    di Thomas Fazi.
    La battaglia sul MES, se non si fosse capito, ha una valenza puramente simbolica: 30-40 miliardi sono briciole a fronte delle necessità di finanziamento dell’Italia, e comunque parliamo di una cifra che un paese come il nostro, in regime di sovranità monetaria, non avrebbe alcun problema a reperire sui mercati o direttamente dalla propria banca centrale a tasso zero.
    Anzi, anche oggi, con l’euro, l’Italia potrebbe tranquillamente reperire quella stessa cifra sui mercati (per quanto al tasso più penalizzante fissato dalla BCE, ma questo fa ovviamente parte del disegno): basti ricordare che a una recente asta dei BTP quinquennali, il tesoro ne ha emessi 14 miliardi a fronte di una richiesta di più di 100 miliardi. Ci sarebbe bastato soddisfare la richiesta che c’era per avere da subito più liquidità di quella offerta dal MES.
    E allora perché il governo non l’ha fatto? Perché altrimenti tutta la narrazione sul MES sarebbe crollata. Il messaggio che si vuol far passare – “il futuro della sanità pubblica italiana dipende dalla linea di credito del MES” – è quello secondo cui l’Italia sarebbe spacciata senza l’aiuto finanziario dell’Europa.
    Come abbiamo visto, non è affatto vero. Anche col cappio dell’euro, l’Italia potrebbe tranquillamente reperire quei soldi – proprio perché sono relativamente pochi – con le normali aste collocamento dei titoli di Stato; e a maggior ragione potrebbe farlo – a tassi di interesse molto più convenienti e senza subire il ricatto della BCE – nel momento in cui recuperasse la propria sovranità monetaria. 
    Ma questo il popolo non deve capirlo. Oggi, nel momento in cui il consenso nella popolazione italiana per l’euro e la UE è ai minimi storici, è fondamentale per le oligarchie economico-finanziarie nostrane – di cui il PD è il braccio armato politico – rinsaldare l’ideologia del vincolo esterno, secondo cui l’Italia sarebbe spacciata senza l’Europa, quando ormai dovrebbe essere chiaro che è vero l’esatto opposto.
    Il dibattito sul MES – orchestrato ad arte, come detto, attraverso un’asfissia finanziaria auto-indotta dal governo – serve solo a questo. Non ha nulla a che vedere con i soldi in sé, e men che meno, ovviamente, con la salvaguardia del sistema sanitario nazionale, picconato proprio dal PD, su richiesta dell’Europa, nell’ultimo decennio. 

Utzi erantzuna

Zure e-posta helbidea ez da argitaratuko. Beharrezko eremuak * markatuta daude